FAMIGLIA E PERSONE – l’Amministrazione di sostegno

Amministrazione di sostegno COSA E’: L’amministrazione di sostegno e’ l’istituto di piu’ recente e applicato per la tutela di soggetti con patologie che li rendono, in via temporanea o permanente, invalidi (parzialmente o totalmente) e non in grado di badare a se stessi e ai loro interessi, anche patrimoniali: anziani, disabili fisici o psichici, malati gravi e terminali, persone colpite da ictus, soggetti dediti al gioco d’azzardo, ecc. È pertanto un istituto che mira a proteggere le persone.

Di seguito il link al Tribunale di Milano, con breve guida all’istituto.

Sorgente: Amministrazione di sostegno – Tribunale di Milano

La Procedura di Esdebitazione

La Legge n. 3/2012 modificata dal D.L. n. 179/2012 convertito in L. n. 221/12 introduce nel nostro ordinamento la procedura cosiddetta di esdebitazione rivolta a tutti quei soggetti che sono sovra indebitati e che non possono accedere alle procedure concorsuali previste dalla Legge Fallimentare.La normativa tende a prospettare un rimedio a tutte quelle situazioni di sovra indebitamento in cui un soggetto può incorrere, per tutta una serie di eventi che esulano dalla sua volontà: perdita di lavoro, malattie, crisi familiari, etc. che comportano un insostenibile aumento di oneri finanziari da pagare ai creditori, consentendo allo stesso debitore di liberarsi dai debiti e disporre nuovamente delle proprie risorse patrimoniali.Per accedere alla Procedura di Esdebitazione occorre: 1) essere un soggetto non fallibile o essere un debitore che non svolge attività imprenditoriali o professionali (condizione soggettiva); 2) trovarsi in una situazione di sovra indebitamento, aver contratto debiti a cui non è più possibile far fronte (condizione oggettiva).Uno dei vantaggi di questo nuovo strumento normativo è che si tratta di una procedura snella e veloce: il ricorso presentato dall’avvocato secondo i requisiti previsti dalla legge, viene sottoposto alla verifica preliminare da parte del Tribunale, in merito al fatto che il piano del consumatore o la proposta dell’accordo non violino norme imperative. Successivamente, con l’ausilio dell’organismo di composizione della crisi, il Tribunale valuta meritevolezza, fattibilità e convenienza della domanda che, se accolta e a determinate condizioni, può condurre alla liberazione dal debito originario.Le tre nuove procedure sono riservate a tutti quei soggetti non assoggettabili alla procedura di fallimento, concordato preventivo, ed al procedimento di cui all’art. 182 bis della Legge Fallimentare e, pertanto: agli imprenditori commerciali le cui dimensioni escludono la loro assoggettabilità al fallimento; ai fideiussori che abbiano garantito debiti di un imprenditore fallito, in quanto non fallibili per legge; agli imprenditori agricoli; ai soggetti che svolgono un’attività di libera professione; al consumatore considerando che anche l’imprenditore o il professionista possono qualificarsi consumatori ai sensi della disciplina esaminata, purchè l’indebitamento derivi da consumi propri, ossia da obbligazioni assunte al di fuori della propria attività di impresa. Le procedure disciplinate dalla legge in esame sono tre: 1) ACCORDO DI COMPOSIZIONE DELLA CRISI 2) PIANO DEL CONSUMATORE 3) LIQUIDAZIONE DEL PATRIMONIO DEL DEBITORE. Preliminarmente: il debitore consumatore può accedere a tutte e tre le procedure; le altre tipologie di debitori possono accedere solo alle procedure di accordo di composizione della crisi e della liquidazione del patrimonio. Di seguito, sinteticamente, le principali caratteristiche delle tre procedure:Accordo di composizione della crisi e piano del consumatore Il debitore, in stato di sovra indebitamento, può proporre ai creditori, un accordo concernente la ristrutturazione dei debiti, o, se consumatore, un piano, con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi, con sede nel circondario del Tribunale competente.Sia con l’accordo di composizione che con il piano cd del consumatore, è necessario assicurare il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili e delle altre disposizioni contenute in leggi speciali. E’ necessario, inoltre, indicare la previsione di scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, individuare eventuali garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti, nonché indicare le modalità per l’eventuale liquidazione dei beni. Diversamente da ciò che accade in caso di presentazione dell’accordo di composizione della crisi, nel piano proposto dal consumatore non è prevista l’approvazione da parte dei creditori del consumatore. Nel piano del consumatore manca il procedimento volto ad acquisire l’adesione o il dissenso dei creditori rispetto al piano proposto: il Tribunale effettua esclusivamente una valutazione di fattibilità della proposta e di meritevolezza della condotta che ha portato all’indebitamento del consumatore. La comunicazione a tutti i creditori della proposta del piano, prevista dalla legge, non è funzionale al voto, ma solamente ad un’eventuale contestazione relativa alla convenienza della proposta rispetto all’ipotesi di liquidazione de patrimonio. Anche in ipotesi di contestazione da parte di uno o più creditori, il giudice potrà comunque approvare il piano proposto dal consumatore quando ritenga quest’ultimo più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria, ai fini della soddisfazione dei crediti.L’omologazione da parte del Tribunale sia dell’accordo che del piano del consumatore, deve avvenire entro sei mesi dal deposito rispettivamente dell’accordo che del piano ed, in entrambi i procedimenti, è previsto che l’omologazione vincoli tutti i creditori conc

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Giudici di pace in sciopero nei giorni 6-11 giugno 

L’Unione Nazione Giudici di Pace e l’Associazione Nazionale Giudici di Pace hanno proclamato lo sciopero della categoria dal 6 all’ 11 giugno.Le organizzazioni dei giudici di pace, nel reiterare le richieste di stabilizzazione e di riconoscimento del loro ruolo istituzionale (continuità del servizio sino all’età pensionabile, piene tutele previdenziali ed assistenziali, congruo compenso, indipendenza del giudice ed autonomia degli uffici), denunciano il comportamento scorretto del Governo, il quale, anzichè disporre, in attesa della definizione delle procedure di conferma dei magistrati in servizio, la proroga nelle funzioni con decreto legge, unico strumento consentito dalla Costituzione, sta procedendo alla proroga medesima, eccedendo dalla delega ricevuta, mediante un decreto legislativo farraginoso, peraltro parzialmente attuativo di una legge parimenti affrettata, incostituzionale, contraria alle direttive comunitarie sul lavoro a tempo determinato ed a tempo parziale applicabili anche ai magistrati onorari sulla base di una vincolante sentenza della Corte di Giustizia Europea del 1° marzo 2012 (cd. caso O’Brien).Nel frattempo gli uffici del Giudice di Pace sono nel caos, a seguito del conferimento del potere di coordinamento ai Presidenti di Tribunale, i quali non possono certo garantire la costante presenza in ufficio, come elementari regole di buon andamento imporrebbero, essendo i medesimi già impegnati a tempo pieno nella gravosa direzione degli uffici di Tribunale.E il 31 maggio scade il termine previsto dal decreto legge 192 del 2014, e già prorogato, per l’approvazione dell’elenco degli uffici del Giudice di Pace attualmente chiusi ed ammessi alla riapertura a spese dei Comuni, senza che il Ministero abbia ancora assunto le dovute decisioni.Una politica sconsiderata di amministrazione della Giustizia che rischia, anche in vista dell’imminente raddoppio delle competenze, di nuocere gravemente al funzionamento degli uffici del Giudice di pace, gli unici che garantiscano, come anche evidenziato nella relazione allegata al decreto legislativo di imminente approvazione, la ragionevole durata del processo, con durata media delle cause civili e penali pari a 10 mesi.Le organizzazioni di categoria sono pronte a portare avanti ogni forma di protesta senza soluzione di continuità: se il Governo non interverrà prontamente, accogliendo le nostre istanze e presentando i necessari aggiustamenti  alla legge delega di riforma della magistratura onoraria e degli uffici del Giudice di Pace, si rischia il definitivo collasso della Giustizia.(UNAGIPA, comunicato stampa 25 maggio 2016)

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